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Italo Svevo
Autore:Italo Svevo
Alias:Ettore Samigli
Nome originale:Aron Hector Schmitz, adattato in italiano come Ettore Schmitz
Nazione:Italia
Nato nel:1861
Morto nel:1928
Nato a:Trieste
Morto a:Motta di Livenza
Biografia di:Franca Fontana
Biografia vocale: Ascolta
Pubblicato il:2011-05-06
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Italo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz (Trieste 1861 - Motta di Livenza 1928), scrittore e romanziere italiano.


Italo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz (Trieste 1861 - Motta di Livenza 1928), scrittore e romanziere italiano.

Nacque a Trieste il 19 dicembre 1861, in una famiglia ebraica. Il padre Francesco Schmitz, energico e autoritario, era proprietario di una vetreria e agiato commerciante; la madre Allegra Moravia, molto dolce e affettuosa, stemperava le rigorose maniere del marito verso i figli dedicandosi loro con tenera comprensione. Ciò permise agli otto figli: Paola, Natalia, Noemi, Adolfo, Ettore, Elio, Ortensia e Ottavio di trascorrere un'infanzia molto felice.
A dodici anni, insieme ai due fratelli Adolfo e Elio, Ettore venne inviato nel collegio di Segnitz presso Wurzburgo. Lo studio prevedeva insieme alle materie tecniche commerciali il corretto apprendimento di quattro lingue, indispensabili, in particolare il tedesco, per prepararsi alla carriera desiderata dal padre, quella di commerciante. Ma la lingua tedesca, imparata in pochi mesi, e la passione per la letteratura, consentì ad Ettore di leggere i maggiori classici tedeschi: Richter, Friedrich Schiller e Johann Wolfgang von Goethe, alcune ottime traduzioni tedesche di opere di Ivan Sergeevič Turgenev e William Shakespeare, e con particolare entusiasmo le opere del filosofo Arthur Schopenhauer.
Nel 1878 i fratelli Schmitz rientrarono a Trieste: Ettore venne iscritto all'Istituto superiore commerciale "P. Revoltella", anche se le sue aspirazioni segrete erano la letteratura e un viaggio a Firenze, dove avrebbe voluto recarsi per studiare correttamente la lingua italiana. Ma il fallimento dell'azienda paterna e le conseguenti incertezze economiche costrinsero Ettore a cercarsi in breve tempo un lavoro.
Nel settembre 1880 venne assunto presso la filiale triestina della Unionbank di Vienna con le mansioni di addetto alla corrispondenza francese e tedesca. Il lavoro impiegatizio comunque non gli impedì di coltivare la sua passione per la letteratura né gli ostacolò la collaborazione col giornale triestino "L'indipendente".
Sempre più fermo e deciso nel voler approdare alla carriera di scrittore, dopo il lavoro, nel silenzio della biblioteca civica di Trieste, Ettore dedicò molte ore alla lettura dei classici italiani: Giovanni Boccaccio, Francesco Guicciardini e Niccolò Machiavelli, e di altri autori contemporanei. Approfondì la conoscenza delle opere di Lev Nikolaevič Tolstoj. Lesse gli autori francesi Gustave Flaubert, Alphonse Daudet, Émile Zola, Honoré de Balzac e Stendhal.
Iniziò a scrivere alcune commedie: "Ariosto governatore", "Il primo amore", "Le roi est mort: vive le Roi", "I due poeti" e alcune novelle: "Difetto moderno", "La storia dei miei lavori", "La gente superiore", finché riuscì a far pubblicare su "L'Indipendente", con lo pseudonimo di Ettore Samigli, due racconti: "Una lotta" (1888) e "L'assassinio di Via Belpoggio" (1890).
Due anni dopo, e con lo pseudonimo di Italo Svevo (pseudonimo che scelse per sottolineare la sua doppia appartenenza alla cultura italiana e a quella tedesca), pubblicò a sue spese, presso l'editore triestino Vram, il suo primo romanzo "Una vita" (1892), che però venne quasi ignorato dalla critica.
Alla scomparsa del fratello prediletto Elio, morto nel 1886, che gli aveva procurato un dolore profondissimo, seguirono quella del padre nel 1892, della madre nel 1895, delle sorelle Noemi e Ortensia. Un calvario di lutti famigliari che affrontò con l'aiuto affettuoso dell'amico pittore triestino Umberto Veruda e con le attenzioni premurose della diciottenne cugina Livia Veneziani. Con lei, Italo Svevo, felicemente innamorato, si unì in matrimonio il 30 luglio 1896. L'anno seguente nacque la figlia Letizia.
La vita coniugale scorreva serena e tranquilla, mentre Italo Svevo continuava a dividersi fra tre lavori: l'impiego alla banca, l'insegnamento della lingua francese e tedesca all'Istituto "P. Revoltella", il lavoro notturno al giornale "Il Piccolo", dove era incaricato dello spoglio della stampa estera. Seppe tuttavia, dalle numerose ore di lavoro, ricavare il tempo necessario per dedicarsi alla scrittura del suo secondo romanzo, "Senilità" (1898), pubblicato ancora presso l'editore Vram, a sue spese. Ma la critica, che gli rimproverava un uso troppo scarno della lingua italiana, restò ancora una volta in silenzio. Questo secondo insuccesso di critica e di pubblico, scosse profondamente lo scrittore che decise di abbandonare la scrittura per immergersi nuovamente nella lettura di altri grandi autori: Henrik Ibsen, Anton Pavlovič Čechov e Fëdor Michajlovič Dostoevskij.
Nel 1899 lasciò definitivamente il lavoro alla banca, iniziò ad occuparsi come dirigente dell'industria dello suocero e per affari incominciò a viaggiare in diversi paesi europei: Francia, Austria, Germania, Inghilterra.
Ma la sua passione per la scrittura non rimase a lungo inespressa. Due anni dopo pubblicò una sua prima commedia di grande impegno "Un marito" (1903).
Nel 1904 morì l'amico Umberto Veruda. Questo nuovo dolore gettò Svevo nello sconforto. Per trovarne sollievo gli fu d'aiuto l'organizzazione, nello stesso anno, di una mostra di tutti i suoi quadri avuti in eredità, disponendo con testamento che l'intera produzione non fosse mai smembrata.
Nel 1905 il crescente sviluppo delle attività aziendali posero Italo Svevo nella necessità di perfezionarsi nella lingua inglese, pertanto si rivolse a James Joyce, scrittore irlandese giunto a Trieste qualche anno prima per insegnare l'inglese alla Berltz Scholl.
L'amicizia fra i due fu immediata. Entrambi interessati alla letteratura si scambiarono gli scritti. Joyce, dopo la lettura dei due romanzi di Svevo, espresse all'amico parole di consenso e d'incoraggiamento, che fecero riemergere nello scrittore gli stimoli e la convinzione per poter riprendere il lavoro. Lo scoppio della prima guerra mondiale separò i due amici. Joyce lasciò l'Italia, mentre Svevo restò a Trieste per salvaguardare il patrimonio aziendale.
Furono anni in cui Italo Svevo si dedicò alla conoscenza della letteratura inglese; cominciò ad interessarsi alla psicanalisi traducendo "La scienza dei sogni" di Sigmund Freud, continuò a raccogliere appunti e riflessioni per la scrittura di un romanzo futuro.
Terminata la guerra volle ristabilire i contatti con il pubblico, collaborando al primo grande giornale triestino, "La Nazione", fondato dall'amico Giulio Cesari dopo il passaggio di questa città all'Italia. Contemporaneamente portò a compimento il suo terzo romanzo, "La coscienza di Zeno" (1923), pubblicato dalla casa editrice Cappelli, ancora una volta a sue spese, ancora una volta sottovalutato dalla critica italiana.
Il successo di questo terzo romanzo lo si deve all'amico James Joyce, il quale, ricevuto il libro e dopo averlo letto, ne rimase entusiasta, e volle che Svevo ne inviasse alcune copie ai critici e letterati francesi V. Larbaud e B. Crémieux, i quali espressero un assoluto apprezzamento e ne decretarono lo straordinario successo in campo europeo.
Nella primavera del 1925 Italo Svevo, recatosi a Parigi, incontrò i suoi estimatori, fra i quali la dolcissima signora Crémieux, che gli parlò delle opere di Marcel Proust, autore ancora a lui sconosciuto. In Italia fu Eugenio Montale a scrivere nel dicembre 1925 su "L'Esame", il saggio critico "Omaggio a Svevo", sulle tre opere ricevute dall'autore stesso, ponendolo sul piano più alto della letteratura contemporanea. Le lodi europee e il consenso delle nuove generazioni letterarie riunite attorno a "Solaria" e al "Convegno", smossero definitivamente le incomprensioni italiane, forse non completamente immuni da componenti antisemite.
Italo Svevo, pur se minacciato nella salute dall'enfisema polmonare per il troppo fumo, riprese con entusiasmo la propria produzione letteraria, scrivendo i racconti: "La madre", "Una burla riuscita", "Vino generoso", "La novella del buon vecchio e della bella fanciulla", tutte pubblicate nel 1925. Mentre nello stesso anno andò in scena a Roma l'atto unico "Terzetto spezzato". Scrisse inoltre l'incompiuto "Corto viaggio sentimentale" che verrà pubblicato postumo nel 1949.
Italo Svevo, sempre attivamente appassionato alla lettura, in quegli anni lesse con ammirato interesse le opere di Marcel Proust e Franz Kafka.

Nel 1928 iniziò a scrivere quello che doveva diventare il suo quarto romanzo "Il vecchione", rimasto purtroppo interrotto dalla morte.
Italo Svevo morì il 13 settembre 1928 a Motta di Livenza, per un incidente automobilistico accaduto due giorni prima.

I romanzi di Italo Svevo hanno un fondo autobiografico, ma la loro caratteristica più importante consiste nell'approfondimento psicologico dei personaggi, che l'autore studia scavando nel loro animo irrequieto e insicuro, scrutandone tutte le pieghe e tutte le sfumature e creando attorno ad essi lo sfondo di una città, di un ambiente e di una realtà triste e opaca.
La conoscenza delle teorie freudiane e della cultura europea contemporanea sviluppò la naturale tendenza dello scrittore all'analisi dell'uomo, passando dalla realtà esterna a quella interiore. L'uomo che egli descrive è nato dalla crisi della civiltà dell'Europa ottocentesca, quello che in "Una vita" non sa reagire di fronte al naufragare di tutte le sue aspirazioni, o il protagonista di "Senilità" privo di slanci e di ardore, spiritualmente vecchio e rassegnato a subire la vita, oppure il ricco borghese Zeno, privo di ogni alta nobile qualità, senza volontà e malato immaginario di molte malattie, che ha vissuto una vita piena di buoni propositi non mantenuti, di avvenimenti determinati soltanto dal caso.
Nella trilogia dei suoi romanzi Italo Svevo ha espresso il fallimento dei grandi ideali dell'Ottocento, con un linguaggio ironico e amaro, scavando nella coscienza e rivelando miserie e debolezze della natura umana, osservata però con amorevole e rassegnata tristezza: la sua opera si eleva sulla contemporanea letteratura italiana ed esprime il dramma esistenziale dell'uomo moderno che, a quel tempo, trovava riscontro anche nel romanzo europeo.

Galleria di immagini


Una statua di Italo Svevo posizionata di
fronte al Museo di storia naturale di
Trieste, in Piazza Hortis.
Audiolibri di:Italo Svevo
Corto viaggio sentimentale
Romanzo incompiuto
Audiolibro del romanzo "Corto viaggio sentimentale" di Italo Svevo.
La novella del buon vecchio e della bella fanciulla
Racconto
Audiolibro dell'opera "La novella del buon vecchio e della bella fanciulla" di Italo Svevo.
Vino generoso
Racconto
Audiolibro del racconto "Vino generoso" di Italo Svevo.
I libri catalogati di Italo Svevo:
Argo e il suo padrone
Commedie
Corto viaggio sentimentale (1949)
Corto viaggio sentimentale
I Racconti
L'assassinio di via Belpoggio (1890)
L'assassinio di via Belpoggio
La coscienza di Zeno (1923)
La coscienza di Zeno
La novella del buon vecchio e della bella fanciulla (1926)
La Novella Del Buon Vecchio e Della Bella Fanciulla
Senilità (1898)
Senilità
Una burla riuscita (1926)
Una Burla Riuscita
Una vita (1892)
Una vita
Vino generoso (1926)
Citazioni di Italo Svevo:
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