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Stendhal
Autore: Stendhal
Nome originale: Marie-Henri Beyle
Nazione: Francia
Nato nel: 1783
Morto nel: 1842
Nato a: Grenoble
Morto a: Parigi
Correnti letterarie: Romanticismo
Biografia di: Franca Fontana
Biografia vocale: Ascolta
Pubblicato il: 2011-05-06
:

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Stendhal, pseudonimo di Marie-Henri Beyle, (Grenoble 1783 - Parigi 1842), scrittore francese, considerato il primo grande romanziere francese dell'Ottocento.


Stendhal, pseudonimo di Marie-Henri Beyle, (Grenoble 1783 - Parigi 1842), scrittore francese, considerato il primo grande romanziere francese dell'Ottocento.

Nacque il 23 gennaio 1783 a Grenoble da una ricca e rispettabile famiglia borghese. Il padre, Chérubin Beyle, era avvocato al Parlamento della città, la madre Henriette-Adélaïde-Charlotte Gagnon, era figlia di uno stimato medico e morì nel 1790, quando Henri, primogenito, bambino intelligente, sensibile e a lei molto affezionato, aveva sette anni. Per il piccolo Henri, e per le due sorelle Pauline-Eléonore (1786) e Marie-Zénaïde-Caroline (1788), il dolore per questa perdita fu grandissimo e segnò l'inizio di una infanzia molto infelice.
Il padre, avaro di sentimenti di affetto e tenerezza verso i figli e incapace di occuparsi di loro, chiamò nella sua casa la zia Elisabeth affinché se ne curasse. Per Henri invece venne assunto come precettore l'abate Raillane, che impose al ragazzo tirannici metodi educativi, ai quali egli sovente si ribellava. Solamente il saggio e paziente nonno materno Henri Gagnon seppe comprenderlo, riuscendo a moderare le sue insofferenze e a stabilire con lui una profonda comunione di spirito.
Nel 1796 entrò come allievo all'Ecole Centrale di Grenoble, in cui si distinse in matematica, in lettere, in disegno, ed anche in filosofia accostandosi al pensiero di John Locke e di alcuni esponenti dell'illuminismo. Terminato questo ciclo triennale di studi, Henri partì per Parigi per poter frequentare l'Ecole Polytechnique, ma decise ben presto di rinunciarvi, attirato dalla pittura e dal desiderio di dedicarsi alla carriera di autore drammatico.
Con l'aiuto del cugino, il conte Pierre Daru, ottenne un lavoro impiegatizio al Ministero della Guerra, ma nel maggio 1799, insieme a lui, volle partire per l'Italia al seguito delle truppe napoleoniche.

Henri rimase immediatamente affascinato dalle bellezze del paesaggio italiano, in particolare si appassionò alla città di Milano, città che amò per tutta la vita più di ogni altra.
Nel corso di quel viaggio, dal San Bernardo fino alla pianura padana, ad Henri, probabilmente a Novara, capitò di ascoltare per la prima volta l'opera musicale "Il matrimonio segreto" di Domenico Cimarosa, da cui capì il fondamentale valore dell'arte per lo spirito umano.
Nominato sottotenente di cavalleria e assegnato al 6° reggimento dragoni, dovette rinunciare sia alla letteratura sia alla musica, e concentrarsi pienamente nella vita militare. Trascorse un anno in Italia, in Lombardia e in Piemonte, ma nel 1801, dopo una malattia, ottenne di rientrare in patria per la convalescenza. Durante il congedo, trascorso a Grenoble e ancor più a Parigi, riaffiorò in lui il desiderio di dedicarsi alla letteratura, pertanto, nel 1802, diede le dimissioni da ufficiale e riprese a studiare filosofia, imparò la lingua inglese, iniziò a leggere moltissimo, in particolare i grandi autori teatrali fra i quali Molière e Shakespeare, frequentò con assiduità i teatri, ed iniziò corsi di recitazione.
Ma dopo quattro anni trascorsi senza ottenere soddisfacenti risultati e rimasto senza un soldo, fu costretto a riprendere la carriera militare che, dal 1806 al 1814, svolse con incarichi diversi e con continui spostamenti in numerose città europee, fino al termine dell'impero napoleonico.

Conclusi gli anni di vita militare, preferì lasciare Parigi e la Francia per stabilirsi a Milano, dove, facendosi conoscere come arguto e brillante uomo di mondo, partecipò intensamente alla vita culturale milanese, stringendo amicizia con i romantici e gli indipendentisti fra i quali Silvio Pellico, e i collaboratori del "Conciliatore"; frequentò assiduamente il Teatro alla Scala; viaggiò attraverso l'Italia visitando Genova, Livorno, Pisa, Firenze, Bologna e Parma.
Dopo una serie di tentativi di scrittura fra i quali un poema epico e una commedia poi abbandonati, portò a compimento il suo primo libro dal titolo "Vies de Haydn, de Mozart et de Métastase" (1814), seguito da un trattato d'arte dal titolo "Storia della pittura in Italia" (1817).
Nello stesso anno pubblicò un volume di viaggi e memorie personali "Roma, Napoli e Firenze" (1817), prima opera ad essere firmata con lo pseudonimo di Stendhal, ispirato al nome del paese natale di Winckelmann, storico tedesco dell'arte antica.
L'anno seguente conobbe la nobildonna Matilde Viscontini Dembowski, il primo grande amore della sua vita, profondamente sentito ed altrettanto profondamente sofferto per il rifiuto di lei, una donna ancor giovane, separata dal marito, ricca e con un forte temperamento.
Nel 1821, sospettato dalla polizia austriaca di essere sostenitore dei movimenti carbonari, fu espulso da Milano. Questo allontanamento servì a Stendhal per spezzare anche i tormenti della delusione amorosa causatagli da Matilde.
Stendhal, rientrato a Parigi, iniziò a frequentare brillanti salotti letterari, condusse una vita intellettuale molto attiva, si concesse a numerose esperienze sentimentali.
Iniziò a collaborare con alcune riviste di critica d'arte e musicali, sostenendo a seconda delle necessità il ruolo di giornalista storico, di osservatore politico o di analista psicologo: ciò gli permise di migliorare le proprie condizioni economiche e di terminare la scrittura del libro intitolato "Dell'amore" (1822), un trattato in parte autobiografico, ispiratogli dall'infelice storia d'amore con Matilde. L'anno seguente pubblicò "Racine et Shakespeare" (1823), in cui l'autore si espresse a favore del movimento romantico; pubblicò inoltre "Vita di Rossini" (1823).
Nel 1827, nuovamente in Italia, Stendhal visitò Napoli ed Ischia, soggiornò due mesi a Roma e qualche mese a Firenze; qui frequentò la casa letteraria di Giampietro Vieusseux, dove fece la conoscenza di Giacomo Leopardi e strinse una buona amicizia con Vincenzo Salvagnoli.
Ma quando raggiunse Milano venne immediatamente espulso dalla polizia austriaca e costretto a tornare a Parigi, dove pubblicò il romanzo "Armance" (1827) e il diario "Passeggiate romane" (1829).
Nel 1830 a Parigi un moto rivoluzionario abbattè la monarchia borbonica e Luigi Filippo D'Orléans (1773-1850) divenne re dei Francesi. Stendhal venne nominato console a Trieste, ma sgradito al governo austriaco fu trasferito al più modesto consolato di Civitavecchia, dove il clima era più sereno, ma abbastanza noioso. Durante questo periodo si dedicò alla stesura di numerose opere: "Il rosso e il nero" (1830), considerato il suo capolavoro, e "Ricordi d'egotismo" (1832).
Nel 1836 Stendhal, ottenuta una licenza di tre mesi per ragioni di salute, lasciò Civitavecchia per far ritorno a Parigi, dove grazie al favore del Ministro degli Esteri, conte Molé, vi restò per tre anni.
Nella capitale francese Stendhal riprese a condurre un'intensa vita mondana, fece nuove conoscenze e amicizie, iniziò alcuni lavori letterari: " Il rosa e il verde", "Lamiel", "La vita di Napoleone", "Lucien Leuwen", e "La vita di Henri Brulard", autobiografia pubblicata postuma nel 1890. I racconti: "I Cenci" (1837), "Vittoria Accoramboni" (1837), "La duchessa di Palliano" (1838) vennero pubblicati nella rivista "Revue des Deux Mondes" e poi raccolti nel volume "Cronache italiane" edito postumo nel 1855.
Da alcuni viaggi attraverso le province francesi oltreché in Svizzera, in Germania, in Olanda e in Belgio, trasse ispirazione per "Memorie di un turista" (1838).
L'anno seguente vennero pubblicati: "La badessa di Castro" (1839) e il romanzo, scritto in poco più di due mesi, "La certosa di Parma" (1839), altro suo capolavoro definito da Honoré de Balzac "il più grande romanzo del secolo".
Nel giugno 1839 Stendhal dovette rientrare a Civitavecchia per riprendervi le funzioni del suo consolato; in quella città, per contrastare la monotonia e nonostante la sua cattiva salute, si occupò di scavi archeologici nella campagna romana, e si recò sovente a Roma e a Napoli.
Nel 1840 Stendhal raggiunse Firenze per rivedere Giulia Rinieri de Rocchi, conosciuta nel 1827 nella stessa città. Di lei Stendhal si era profondamente innamorato. Ne aveva anche chiesto la mano al suo tutore, ma ne aveva ricevuto un cortese rifiuto. Giulia era andata in moglie nel 1833 a G. Martini, ma gli era rimasta ugualmente amica. E per Stendhal, che transitava per Firenze nei frequenti viaggi di quegli anni da Civitavecchia a Parigi, quegli incontri erano diventati una gradevole consuetudine.
Il 15 marzo 1841 Stendhal venne colpito da un primo attacco di apoplessia, dal quale si riprese molto lentamente, ma che, nel mese di novembre, gli consentì di tornare a Parigi, accompagnato dall'amico Salvagnoli. Qui riprese la scrittura di alcuni lavori interrotti e firmò un accordo con la "Revue des Deux Mondes" per una nuova serie di racconti.
Ma il 22 marzo 1842, mentre verso sera camminava per rue Neuvedes-Capucines, venne colto da un nuovo e più grave attacco di apoplessia.
Stendhal morì il 23 marzo 1842 a Parigi, nelle prime ore del mattino senza aver ripreso conoscenza. Il giorno seguente venne sepolto nel cimitero di Montmartre. La sua tomba reca l'epigrafe da lui predisposta sin dal 1820: "Arrigo Beyle - milanese - visse, scrisse, amò".

Stendhal fu per tutta la vita un illuminista e ritenne scopo della sua vita la ricerca della felicità, aspirazione che tuttavia non riuscì spesso a concretizzare.
Dotato di straordinaria vitalità e fantasia, di lucida energia e passionalità, Stendhal trasmise nella sua scrittura suggestioni potenti e sentimenti tormentati, tanto da farla sembrare una scrittura tipicamente romantica, come lo sono del resto i sentimenti ricorrenti nei suoi romanzi: l'esaltazione amorosa, l'ambizione, gli slanci irrazionali, il dissidio ricorrente tra sogno e realtà, il riflesso autobiografico presente nei protagonisti; ma la novità rispetto a tutta la tradizione romantica è il continuo dominio che l'autore esercita su se stesso, che lo porta ad un'analisi minuziosa e sottile dei comportamenti umani, spesso singolari e contraddittori.
Stendhal scelse di scrivere in uno stile semplice, concreto, capace di acute osservazioni, non retorico; seppe tuttavia dipingere con particolare sensibilità la vita interiore dei suoi personaggi, ponendo attenzione alle relazioni di classe e ai fermenti della vita contemporanea.
Inizialmente egli fu incompreso e sottovalutato. Solamente verso la fine dell'ottocento avvenne la sua riscoperta e si estese l'entusiasmo per la sua opera, riconosciuta finalmente come un momento fondamentale del romanzo ottocentesco, di cui riassume insieme la tendenza alla descrizione realistica e la ricerca di introspezione psicologica.

Galleria di immagini

I libri catalogati di Stendhal:
Armance (1827)
Armance
Cronache Romane
Dell'amore (De l'Amour) (1822)
Dell'Amore
I Cenci
I privilegi
Il rosso e il nero (Le rouge et le noir) (1830)
Il rosso e il nero
La badessa di Castro (L'Abesse de Castro) (1839)
La certosa di Parma (La Chertreuse de Parme) (1838)
La certosa di Parma
La duchessa di Paliano
Ricordi di egotismo
Roma, Napoli e Firenze
San Francesco a Ripa
Vita di Napoleone
Vita di Rossini
Vittoria Accoramboni
Citazioni di Stendhal:
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