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Fëdor Michajlovič Dostoevskij
Autore:Fëdor Michajlovič Dostoevskij
Alias:Teodoro Dostojevski, Fyodor Mikhaylovich Dostoyevsky, Fiódor Mikhailovich Dostoiévski
Nome originale:Фёдор Михайлович Достоевский
Nazione:Federazione Russa
Nato nel:1821
Morto nel:1881
Nato a:Mosca
Morto a:San Pietroburgo
Correnti letterarie:Realismo russo
Biografia di:Franca Fontana
Pubblicato il:2011-05-06
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Se vi incuriosisce una vita che minacciava di esser conclusa con un'impiccagione, e che continuò invece con i lavori forzati, leggete la biografia di questo grande letterato russo.


Fëdor Michajlovič Dostoevskij, (1821 Mosca - 1881 Pietroburgo), grande romanziere russo fra i più conosciuti della letteratura dell'Ottocento.
Nacque a Mosca il 30 ottobre 1821. Il padre Michail Andreevič era medico in un ospedale per persone povere, e la madre Marija Fëdorovna Necaeva era una donna molto fragile, devota e dal carattere mite. Fëdor è il secondogenito di sette figli. Michail è il maggiore; dopo Fëdor nacquero Varvara, Andrej, Vera, Nikolaj e Aleksandra.
La famiglia apparteneva alla piccola nobiltà, ma viveva fra ristrettezze economiche continue, poiché i terreni acquistati in provincia di Tula, a centocinquanta chilometri da Mosca, per i genitori non furono che fonte di continui grattacapi e perdite economiche. Per i giovani figli invece rappresentarono un luogo di grande suggestione e una felice meta per le vacanze estive.
Nel 1833 Fëdor ed il fratello maggiore Michail vennero sistemati presso la famiglia Drasusov, un francese trapiantato a Mosca, insegnante di scuola secondaria, il quale preparò i due giovani all'ingresso nella eccellente scuola-pensionato di Leopold Cermak.
Fëdor è un ragazzo serio e pensoso che difficilmente si distacca dai libri. Quando si concede alcune ore libere dallo studio si appassiona in discussioni con gli allievi della scuola più grandi di lui.
Il 1836 e il 1837, per la Russia, sono anni carichi di durissime reazioni politiche, ma sono momenti prodigiosi per la letteratura: Gogol', Belinskij, Kolcov, Tjutcev, Baratynskij, Zukovskij, Lermontov e lo stesso Puškin, che in un duello muore nel 1837, sono autori che Fëdor Dostoevskij legge con grande entusiasmo.
Nel 1837 morì la madre e la famiglia si disgregò completamente. L'anno successivo Fëdor, insieme al fratello maggiore, venne ammesso alla scuola di Ingegneria di Pietroburgo, che è anche scuola militare.
Nel 1839 morì anche il padre in tragiche circostanze, per Fëdor fu una notizia tanto terribile da causargli un attacco di convulsioni, malattia che lo accompagnerà per il resto della vita.
Terminati gli studi nel 1843, Dostoevskij venne nominato ufficiale e assunto presso la Direzione dell'Esercito; il lavoro gli consentiva spazi da dedicare alla letteratura, divenuta la sua più grande passione. Traduce l'opera "Eugénie Grandet" di Honoré de Balzac, autore che considera fra i più grandi scrittori del suo tempo, ed un romanzo di George Sand. Legge le opere di Johann Wolfgang von Goethe, Victor Hugo, William Shakespeare, Lord Byron; ama enormemente Schiller.
Con la paga e la rendita dell'eredità paterna potrebbe vivere discretamente, ma l'irrefrenabile passione per il gioco, che gli farà perdere migliaia di rubli, lo costringeranno ad un'esistenza piena di debiti e ad essere costantemente assediato dagli usurai.
Intanto in Dostoevskij è ormai matura la vocazione di scrittore, pertanto si congedò dagli incarichi di lavoro per dedicarsi alla scrittura. L'esordio letterario avvenne col romanzo "Povera Gente" al quale fece immediatamente seguito "Il sosia", e, poco dopo, "Le notti bianche", "Un cuore debole", "Polzunkov", "Il marito geloso", "L'albero di Natale", "Le nozze".
Queste opere ebbero un grande successo di pubblico, e sollecitarono anche l'entusiasmo dei critici Belinskij e Nekrasov.
Dostoevskij nel frattempo lavora ad un nuovo importante progetto letterario, un primo grande romanzo, "Netocka Nezvanova", che si articolerà in sei parti. Nel titolo è presente il nome di una donna, la cui presenza apparirà in ogni parte dell'opera, ciascuna autonoma sul piano narrativo.
Tuttavia, l'intenso lavoro letterario non distoglie completamente il giovane Dostoevskij dagli interessi politici, che animano in lui il desiderio di risolvere i gravi problemi sociali della sua gente, e che lo inducono a frequentare i circoli socialisti, trasgredendo le severe leggi della Russia zarista. Queste frequentazioni, nella primavera del 1849, insieme ai membri del Gruppo del Petrasevskij, provocarono il suo arresto. Dostoevskij, dopo essere stato giudicato colpevole di aver partecipato ad un complotto, venne condannato a morte. Condotto nella fortezza pietroburghese di S. Pietro e Paolo, vi trascorse nove mesi.
Questa drammatica circostanza resero incompiuta l'opera "Netocka Nezvanova", dopo la pubblicazione delle prime tre parti.
L'esecuzione fu fissata per il 22 dicembre. All'alba di quel giorno i condannati vennero condotti al luogo della fucilazione. Il plotone di esecuzione, schierato, aveva già puntato le armi, quando l'esecuzione fu sospesa. Lo zar, già da una settimana, aveva commutato la condanna a morte in condanna ai lavori forzati, ma l'ufficiale preposto, aveva volontariamente inscenato la tragica fine. Dopo questa prova drammatica, in Dostoevskij si aggravarono gli attacchi di epilessia, e la violenza del trauma lasciò in lui tracce indelebili di sofferenza. La condanna, commutata in quattro anni di lavori forzati, dovrà essere scontata in Siberia. A questa deportazione si sommeranno altri cinque anni di esilio.
Scarcerato nel 1854, affrontò gli anni dell'esilio presso una guarnigione ai confini con la Mongolia. Qui può finalmente ricominciare a scrivere e a leggere opere letterarie, e ristabilire contatti epistolari con gli amici. Può anche sposare Maria Dmitrievna, una donna conosciuta due anni prima, che nel frattempo era rimasta vedova.
Dopo aver ottenuto la riabilitazione al grado di ufficiale, nel dicembre del 1859, ottenne il permesso di potersi ristabilire a Pietroburgo.
Ripresa l'attività letteraria a pieno ritmo: nel 1861 iniziò a collaborare con la rivista mensile diretta dal fratello Michail, "Il tempo", sulla quale, a puntate, pubblicò "Memorie di una casa di morti". In questo romanzo autobiografico Dostoevskij descrisse le terribili esperienze della vita carceraria, pagine psicologicamente penetranti, e già rivelatrici delle sue fondamentali convinzioni, secondo le quali un delinquente, più che un individuo moralmente imputabile, spesso è uno sventurato e un infelice da comprendere. Con quest'opera Dostoevskij abbandonò le convinzioni ateo-socialiste, e con un intenso fervore si rese sensibile interprete dei conflitti e delle contraddizioni dell'animo umano; analizzò per la prima volta il problema del male e della sua redenzione attraverso la sofferenza.
Nella stessa rivista pubblicò "Umiliati e offesi" con cui rivolse l'attenzione al mondo degli emarginati.
Nel 1862 si allontanò dalla Russia per compiere i suoi primi viaggi all'estero: Germania, Francia, Svizzera, Italia.
Nel frattempo la rivista "Il tempo" è costretta a chiudere per problemi con la censura, ma i due fratelli ne fondarono un' altra: "L'Epoca". Sul primo numero comparve un breve romanzo, "Memorie del sottosuolo", un'indagine nei recessi della natura umana, per scoprirne i comportamenti coscienti ed incoscienti.
Nell'aprile del 1864 morì la moglie, nel luglio dello stesso anno morì anche il fratello Michail, a cui fece seguito la chiusura dell'attività editoriale, che pose Dostoevskij in gravi difficoltà economiche.
Addolorato per la perdita degli affetti più cari, lo scrittore si attaccò all'alcool e al gioco d'azzardo, che gli farà perdere ingenti somme di denaro.
La vita disordinatissima che conduce, le continue crisi di nervi e gli attacchi di epilessia, lo rendono ancora più sofferente.
È questo il momento in cui scrive "Delitto e castigo", un romanzo che, pubblicato nel 1866, ebbe un successo enorme. In questo romanzo Dostoevskij, con una straordinaria capacità d'analisi, si rivelò potente esploratore dei drammi profondi dell'anima e delle sue sofferenze morali.
In questo stesso anno iniziò la scrittura de "Il giocatore" un romanzo autobiografico in cui narrò le vicende di un uomo divorato dalla passione per il gioco e perseguitato dai debiti.
Per accelerare la stesura di questo romanzo, e rispettare gli impegni assunti con l'editore Stellovskij, ricorse alla collaborazione di una dattilografa: Anna Grigor'evna Snitkina, che sposerà nel febbraio 1867. Una donna molto più giovane di lui, ma che fu per lui compagna di vita e collaboratrice impagabile. Con lei, per sottrarsi all'incessante persecuzione dei creditori, partì per l'estero, dove rimase per quattro anni.
Visitarono Berlino, Dresda, Ginevra e Baden-Baden, dove incontrò Ivan Sergeevič Turgenev. Sono anni sereni, nonostante la necessità di denaro lo costringa ad un lavoro massacrante. La sua attività di scrittore è assai proficua e prosegue con la pubblicazione del romanzo "L'eterno marito" e due opera di capitale importanza: "L'idiota" e "I demoni".
Nel gennaio del 1868, a Ginevra, nacque la sua prima figlia Sonja, che muore due mesi dopo. Per lo scrittore il dolore è grandissimo, ma alleviato dalla nascita, nell'anno successivo, a Dresda, di una seconda figlia Ljubov.
La lontananza dalla Russia accresce in Dostoevskij la nostalgia, tanto da indurlo a tornare in patria, e a ristabilirsi con la famiglia a Pietroburgo, città che egli predilige e dove nacque il figlio Fëdor.
Accettò di dirigere la rivista "Il cittadino", fra le cui pagine tenne una rubrica intitolata "Diario di uno scrittore", dove commenta, mensilmente, i fatti del giorno e gli avvenimenti politici. Un impegno che lo coinvolse per tre anni.
Nel 1875 nacque il suo quarto figlio, Aleksej, e pubblicò il romanzo "L'adolescente". Nello stesso anno ottenne l'autorizzazione per la realizzazione autonoma del "Diario di uno scrittore".
Con la sua autorevolezza intervenne nel far assolvere la contadina Korlinova, in prima istanza condannata ai lavori forzati e all'esilio perpetuo in Siberia, per aver tentato di uccidere un uomo.
Dopo il numero del dicembre 1877, la pubblicazione del "Diario di uno scrittore " si interruppe.
Nel maggio del 1878 morì il figlio Aleksej per un attacco improvviso di epilessia. Per superare quest'ultima tragedia Dostoevskij iniziò a frequentare il filosofo Vladimir Solov'ev , rifugiandosi con lui, per un certo periodo, nel convento di Optina Pustyn.
Ritrovata una maggior tranquillità interiore, Dostoevskij poté dedicarsi alla composizione dell'ultima sua opera, "I fratelli Karamazov", considerata il suo capolavoro.
Il successo fu travolgente, tanto che, verso la fine dell'anno 1880, pubblicata in volume, venderà 1500 copie in pochi giorni.
Con quest'opera Dostoevskij costruì una struttura narrativa articolata e complessa, ricca di eventi e situazioni di cui sono protagonisti personaggi tormentati dalle passioni e da tensioni e aspirazioni spirituali.
La sua salute intanto peggiorava - era ammalato di tisi - e le cure mediche non riescono a dargli giovamento.
La moglie gli è sempre stata vicino e lo assistette con devozione. Dostoevskij il 28 gennaio 1881 muore nella sua casa di Pietroburgo. Il suo funerale fu celebrato di fronte ad una folla immensa raccoltasi per la sua commemorazione.

Se agli inizi l'opera di Dostoevskij era ancora legata ad una rappresentazione di ambienti e di situazioni sociali, nelle opere dell'ultimo ventennio della sua vita egli volse la sua analisi verso i conflitti spirituali e i drammi individuali. In questa analisi egli è guidato dalla convinzione della infinità complessità della psiche umana, dal profondo dualismo tra ciò che l'uomo sembra e ciò che realmente è, o cerca di essere. I suoi personaggi si interrogano in una lacerante ricerca di identità, mettendo a nudo le molteplici stratificazioni della loro vita interiore, e le soluzioni non sopraggiungono mai secondo un logico e ordinato percorso esteriore, ma per svolte improvvise e drammatiche.
Con le sue opere si cimentò in una nuova tecnica narrativa, in cui l'attenzione si sposta dai fatti agli stati d'animo, lungo approfondimenti e suggestioni che portano i suoi personaggi, difficilmente catalogabili in tipologie predefinite, ad una logorante ricerca di una propria autenticità.

Dostoevskij, con le sue straordinarie doti di scrittore, concluse la grande vicenda del romanzo Ottocentesco, ed iniziò una nuova esperienza narrativa, che influenzò profondamente gli scrittori successivi di tutto il mondo.

Galleria di immagini

Audiolibri di:Fëdor Michajlovič Dostoevskij
Il sogno di un uomo ridicolo
Racconto
Audiolibro del racconto "Il sogno di un uomo ridicolo" di Fëdor Michajlovič Dostoevskij.
Personaggi e concetti creati da Fëdor Michajlovič Dostoevskij:
Sof'ja Semënovna Marmeladova (Personaggio, dal libro Delitto e castigo)
Porfirij Petrovič (Personaggio, dal libro Delitto e castigo)
Rodion Romanovič Raskol'nikov (Personaggio, dal libro Delitto e castigo)
Avdotja Romanovna Raskolnikova (Personaggio, dal libro Delitto e castigo)
I libri catalogati di Fëdor Michajlovič Dostoevskij:
Delitto e castigo (Преступление и наказание) (1866)
Delitto e castigo
I demoni (Бесы) (1870-72)
I demoni
I fratelli Karamàzov (Братья Карамазовы) (1879-80)
I fratelli Karamàzov (Братья Карамазовы) (1879)
I fratelli Karamazov
Il giocatore (Игрок) (1866)
Il giocatore
Il sogno di un uomo ridicolo (Сон смешного человека) (1877)
Il sosia (Двойник) (1846)
L'adolescente (Подросток) (1875)
L'adolescente
L'eterno marito (Вечный муж) (1870)
L'idiota (Идиот) (1869)
L'idiota
Le notti bianche (Белые ночи) (1848)
Memorie dal sottosuolo
Memorie del sottosuolo (Записки из подполья) (1864)
Povera gente (Бедные люди) (1846)
Citazioni di Fëdor Michajlovič Dostoevskij:
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