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Titolo: Émile Zola, lo scrittore che aiuta i bulimici
Autore: Christian Michelini
Tipo: Articolo
Tags: émile,zola,emile,naturalismo
Pubblicato il: 2011-05-06
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Scoprite perché Émile Zola è uno scrittore votato agli eccessi.

Émile Zola è il massimo esponente del naturalismo francese, una corrente letteraria che fonda la sua purezza stilistica sull'aderenza rigorosa e specifica delle opere al contenuto sociale, umano, ambientale che in esse viene espresso. Un modo di scrivere, simile per alcuni tratti al nostro verismo, che deve descrivere la realtà, le situazioni, gli eventi, senza intromissioni esterne del narratore. La massima aspirazione del naturalismo e la sua scientificità dei contenuti, e soprattutto della loro corretta esposizione.
Ma Zola è il più innaturale dei naturalisti.
Con questa affermazione mi riferisco al contenuto dei suoi romanzi: questi trattano di pulsioni, bramosie mai sopite, desideri dissoluti o pericolosi, eccessi di ogni natura ed entità: un panorama in cui vengono sì descritte situazioni reali con estremo puntiglio, ma dove è lo stesso contenuto ad essere perlopiù innaturale.
Può accadere ne "L'assommoir - L'ammazzatoio", uno dei suoi libri più rappresentativi, dove è l'eccesso alcolico, il suo smodato consumo, a portare i protagonisti alla dissipazione e alla distruzione della loro persona; ma può essere anche il caso di "Nanà", dove è invece la concupiscenza erotica a condurre il romanzo su una lirica lasciva quanto imponente, dove confluiscono pulsioni deleterie ad animare le passioni di una immensa schiera di personaggi. Ancora, il motivo dominante può anche essere il cibo, come accade ne "Il ventre di Parigi": in esso vengono descritte con una precisione e una ampiezza uniche tutte le varietà di alimenti, con una compiaciuta esaltazione dell'aspetto lussurioso del cibo, un eccesso che riesce ad essere così realistico e spossante da ingenerare nel lettore un diffuso senso di sazietà, quasi una ripulsa per quelle luculliane descrizioni di ogni primizia, formaggio, carne, pesce che dir si voglia.
Zola è lo scrittore degli eccessi, spesso bulimici, a volte sessuali, altre ancora criminali: è il caso di "La bestia umana", dove la tara genetica soggioga la persona e impone al singolo di soddisfare quei desideri criminosi, come la sete di sangue, che la società saggiamente reprime. Ma il gusto dell'esagerazione, dell'assuefazione da droga, che vuole sempre di più e mai è appagato, si nota nella maggior parte dei suoi romanzi del ciclo dei Rougon-Macquart: ne "L'opera" è l'eccesso artistico ad imporre ritmi e incedere al protagonista; ne "Il denaro" il vil soldo viene elevato a panacea di ogni male, placebo naturale del tedium vitae, rimedio peccaminoso ma gratificante, anche solo nella sua continua e incessante ricerca.
Nessuna situazione è esclusa da questa litania degli eccessi: ne "La disfatta", il romanzo più lungo del ciclo, il parossismo militare di una Francia decadente si concretizza in una esautorazione del lettore, causata da due istanze dialettiche: l'amor patrio, molto sentito nella terra d'Oltralpe, e la magniloquenza soldatesca, che assume diversi connotati, dalla precisione delle strategie, ai dettagli tecnici su armi e strumenti, dalla medicina guerresca alla disperazione della fame cagionata dal conflitto.
Se pensate che sia un'esagerazione, riflettete anche sul suo libro più famoso, "Germinale": non è forse l'apologia del desiderio più grande, quello di libertà, benessere, sazietà, che muove gli operai di una miniera ad uno sciopero inusitato, per ottenere condizioni salariali più favorevoli?
Zola aveva avuto grandi maestri, ed era un uomo d'ingegno elevatissimo: in lui, come in tanti altri geni francesi (ad esempio Gustave Flaubert, Guy de Maupassant, e lo stesso immenso Marcel Proust), la sregolatezza e l'intemperanza dei costumi si miscelava tanto inscindibilmente con la svettante intelligenza, da generare un tutto indistinguibile.
Chi ama Zola riconosce la natura umana come eccessiva, frammentaria, lussuriosa; capace di slanci smisurati tanto quanto di severe frustrazioni dei nostri sentimenti. La vena artistica di questo autore, come per molti letterati, nasce dalla dissolutezza, e, come direbbe Giacomo Leopardi (vedi lo "Zibaldone di pensieri") gli spiriti mirabili si formano da piccoli squilibri in alcune capacità, come se la natura avesse rimaneggiato le loro prerogative, togliendo da una parte per eccedere di poco in un'altra, creando così un uomo di vasto ingegno.
È l'eccesso di una caratteristica che rende spesso gli artisti tali: in Zola questo eccesso assume le forme più svariate, più impetuose: laggiù dove vivifica la smisuratezza, l'esagerazione, l'eccesso, nasce il suo più integerrimo naturalismo.

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